1° Cronache

1 Cronache 4:8-10. È la famosa preghiera di Iabes, così amato da quelli della prosperità e oggetto di un popolare libro. Comunque Iabes era stato partorito con dolore. Forse la mamma gli aveva raccontato la sofferenza, il dolore associato ai parti difficili e Iabes si spavento’. E fece quella preghiera quasi sfacciata a Dio che comprende quella frase “preservami dal male in modo che io non debba soffrire”. Chiaramente la cosa sorprendente è che “Dio gli concesse quanto aveva chiesto”. La preghiera mi ricorda il “liberarci dal male” del Padre Nostro. Forse abbiamo bisogno di più fede e più coraggio nelle nostre preghiere.
 
1 Cronache 15:13 Davide capi’ che aveva sbagliato la prima volta che trasporto’ l’arca faccendo di testa sua e  di non aver seguito le regole stabilite da Dio.  Per questo la seconda volta chiama i leviti che avevano il compito di prendersi cura dell’Arca.  Ora la punizione di questa infrazione è stata la morte di Uzza. Ci porta a riflettere che Dio ha un suo modo di fare le cose e che non possiamo fare di testa nostra oppure fare noi il nostro programma. Quali sono le regole di Dio per la guarigione? Per esempio credo che la santificazione e la consacrazione siano fondamentali per vedere guarigione. Credo che la preghiera sia fondamentale. Credo che il personale rapporto con Dio sia anche  fondamentale. Non possiamo affrontare la guarigione solo con il desiderio fantasioso di vedere qualcosa. Questo fu l’errore di Davide; belle intenzioni ma poca attenzione a ciò che Dio aveva stabilito. Questo fu l’errore di Uzza che si abituo’ al sacro senza alcun timore e riguardo a ciò che Dio voleva. Non facciamo noi di Stanza Enea lo stesso errore.
 
1 Cronache 21:12. Abbiamo già considerato questo episodio in 2 Samuele. Ma osserviamo  come Dio chiama la peste “La spada del Signore”. La spada è un arma d’attacco che uccide o sconfigge un nemico. Ma qui è puntata su Israele, sul popolo di Dio. Perché? Per punire l’orgoglio di Davide? Per svegliare Israele dal sonno spirituale? Per portare alla costruzione del tempio? Davvero per noi è difficile capire perché colpire il popolo per un peccato di Davide. Lo sapremo in cielo
 
Ma questa spada può essere puntata contro il suo popolo oggi? Certo, c’è stato Gesù, eppure Paolo parla di questa spada in 1 Corinzi 11:30. La spada del Signore serviva per correggere e santificare la chiesa. La vediamo all’opera questa spada oggi? A ciascuno la risposta.
 
1 Cronache 21. Tutta la storia di questo capitolo ci parla di Gesù e la croce. Vediamo gli elementi:
1. L’ira di Dio per il peccato. La chiamiamo la spada di Dio. L’ira porta a castigo e punizione.
2. L’intercessione di Davide perché Dio risparmiasse  popolo e colpisse lui con la sua spada. Ci ricorda Giovanni 17 e la preghiera sacerdotale di Gesù.
3. L’acquisto dell’Aia e la costruzione sull’altare. Ci ricorda il Calvario e il costo della salvezza.
4. I sacrifici. Indicano Gesù e la croce.
5. Il fuoco dal cielo indica che Dio accettava quel sacrificio, e il luogo dove sarà costruito il tempio. Dio ha accettato il sacrificio di Gesù.
6. L’angelo mette via la spada, il popolo non muore più, c’è perdono e guarigione. 
 
C’è perdono e guarigione nella croce di Gesù. Facciamolo nostro!
 
1 Cronache 21:16, 20, 30.
In questi versetti troviamo un certo timore di Dio, della sua manifestazione e della sua spada. Davide addirittura temeva di andare a pregare davanti all’altare di bronzo. Forse oggi ci manca questo timore. Non è che dobbiamo avere paura di Dio, ma un certo timore non guasterebbe; timore di offenderlo, timore di vedere lo splendore della sua gloria, timore nel sapere che potrebbe toglierci la vita in un attimo. Sì dobbiamo tornare al timore di Dio se vogliamo vedere i miracoli e le guarigioni. Dio del resto non è l’amicone che è lì per farci piacere quando vogliamo. È Dio. È  Dio ed è il Creatore e, per quanto lo amiamo, e per quanto ci sia un papà, gli dobbiamo timore. Esaminiamo la nostra vita e vediamo se abbiamo trattato Dio come tratteremo un bambino o un amico.
È  Dio e merita il nostro rispetto e il nostro timore. Forse è anche questo che manca alla chiesa oggi per vedere miracoli.

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