la storia

Ho iniziato gli accertamenti clinici a Brescia presso il centro di sclerosi multipla, credo all’inizio del 2000. Qui ho incontrato per la prima volta il pastore Antonio Rozzini insieme a sua moglie Sara, anche lui era lì per accertamenti sulla sua condizione fisica. Abbiamo così scoperto che avevamo lo stesso problema.
Il Signore, nella sua immensa bontà, ci ha fatto incontrare e condividere molti momenti insieme, ma abbiamo intuito che molti, con problemi simili, sono invece soli e avrebbero bisogno di compagnia e conforto. L’idea subito venuta ad Antonio è stata quella di aprire un sito Internet per poter rispondere a quanti hanno quesiti improponibili a chi non vive gli stessi problemi: la disabilità.
È nata così Stanza Enea, un simpatico sito nel quale Antonio pubblicava studi biblici e testimonianze, con la possibilità di commenti e domande dagli utenti alle quali avremmo risposto, consultandoci. Il lavoro c’è stato per qualche anno con dialoghi interessanti anche con chi non aveva mai creduto in Dio.
Ecco qualcosa di pubblicato da Antonio nel sito:

IO, L’INDIFFERENTE, E L’HANDICAP

Mino aveva 15 anni. Era sulla sedia a rotelle da sempre per problemi dovuti al cordone ombelicale intorno al collo alla nascita. Per troppo tempo il cervello era rimasto privo di ossigeno e il sistema nervoso ne risultò severamente danneggiato. Lo guardavo con tanto amore, perché anche un mio figlio è nato col cordone intorno al collo, ma è nato morto. Si era strangolato. Se i medici fossero riusciti a salvarlo sarebbe stato molto simile a Mino.

Mino era al culto sotto una tenda in Calabria. Ci fu un appello per la guarigione. Mino fu portato avanti. Fu sollevato dalla sedia e gli fu ordinato di camminare per fede. Mino fu lasciato solo, ma le gambe non lo reggevano e crollò. Di nuovo fu sollevato e trasportato intorno alla tenda, tutti gli occhi fissi su lui, grida, supplica e urla ovunque, tutti in attesa del miracolo. Ma il miracolo non arrivò e Mino fu rimesso nella sua sedia e lo spettacolo ebbe fine. Mino ritornò al suo privato, al suo nascondiglio e svanì. Il peso della sua situazione fu di nuovo gettato su di lui e la sua famiglia, come per tanti, troppi malati di handicap. Se il Signore guarisce un handicappato, gloria a Dio; ma se non lo fa, chi si ricorda più del disabile? Il popolo urlante ha altro da fare. Certo il pensiero torna ogni tanto a lui; soprattutto quando si fanno dotte discussioni teologiche sul perché Dio non sempre guarisce o risponde al popolo che prega.

In un’altra tenda, questa volta in Emilia, ci fu una ragazza di circa 14 anni che chiameremo Floria. Mi colpì negativamente perché era super-truccata, piena di gioielli, bracciali a non finire e ori di ogni genere. Volevo riprenderla severamente. Era questo il modo di venire ad un campeggio cristiano? Il giorno dopo ero seduto su una sedia guardando i ragazzi che giocavano. Una ragazza si sedette accanto a me. Si alzava e si sedeva, si alzava e si sedeva, come se ubbidisse ad un comando invisibile. Faceva strani gesti con le mani, con le dita. La ragazza era alta, aveva 15, 16 anni, ed era chiaro che non era normale. Accorse la madre, una donna fragile, grigia, emaciata. Mi guardò con imbarazzo. La salutai e ci mettemmo a parlare. Scoprii che era la mamma di Floria; questa ragazza era sua sorella. Floria aveva una sorella matta in casa e ne soffriva da morire. Non voleva farsi vedere con lei, e aveva vergogna di invitare amici a casa. Quando erano sole, Floria amava sua sorella e ci giocava. Ma poi qualcosa scattava in quel cuore adolescente, e piangeva e si disperava. Floria era confusa, disperata con tante ferite dentro di sé. Il suo esteriore nascondeva la confusione interiore. Lei non aveva bisogno di rimproveri, ma di amore, sicurezza e consiglio, come la mamma e probabilmente il papà. Ma chi poteva aiutarli?

Ma quanti sono i portatori di handicap nelle chiese? Cosa si fa in chiesa per loro? Li teniamo presente quando compriamo o affittiamo locali al secondo piano, o in scantinati raggiungibili solo attraverso scale anguste e strette? Nei campeggi creiamo spazi per loro o giochi per loro? Ma comprendiamo davvero le loro necessità? Li conosciamo? Cosa prova un quindicenne condannato alla carrozzella? Lo sappiamo, o pensiamo di saperlo? Ma ne abbiamo mai parlato con lui o lei? Forse sono in pochi nelle chiese perché non si sentono a loro agio, e non vogliono creare disturbo. Saranno sempre di meno se non ci rendiamo conto che hanno bisogno del nostro aiuto.

Da qui nasce questo sito; una stanza per parlare, testimoniare, sfogarsi, chiedere consiglio intorno al cristiano e l’handicap. Desideriamo ricevere testimonianze e lettere che possono servire per tutti noi, ed esser di aiuto anche per chi Cristo non lo ha.

Mi direte dove sono stato fino a adesso. Come mai tutto questo interesse per l’handicap tutto di un colpo? Anch’io fino ad un anno fa ero indifferente all’handicap, nonostante Mino, Floria e nonostante che in chiesa ogni settimana vedessi una sorella in carrozzella che viene e va tutto da sola. Anche per me l’handicap era per i miracoli e le discussioni teologiche. Nell’ultimo anno tuttavia sono capitate due cose. Primo sono andato ad insegnare in una scuola professionale e mi sono meravigliato della cura, dell’interesse e della professionalità della scuola inverso i portatori di handicap, e l’attenzione verso le famiglie, la collaborazione con professionisti. Ci si rende conto che, pur con problemi enormi, se si fa qualcosa, si ottiene dei risultati. Che il mondo sia più attento della chiesa a questi problemi? Purtroppo sì.

La seconda cosa è che ho dovuto fare degli esami per problemi di insensibilità alle mani e ai piedi. Dopo esami e risonanze varie, il neurologo mi ha detto che al 99% sono afflitto da Sclerosi Multipla. E, anche se per ora, grazie a Dio, non ho grossi problemi e vivo normalmente (faccio solo fatica ad abbottonare la camicia, soprattutto il polsino destro, a distribuire i fogli dei compiti a scuola, e sono sempre stanco), tuttavia mi sono sentito catapultato in un mondo che non conoscevo e che mi era indifferente. Ora no. Per grazia di Dio, tutti quei malati di S.M. e altri portatori di handicap mi sono molto più cari. E desidero, come servo di Dio, servire in questo mondo, non facendo più l’indifferente e chiedendo perdono per la mia indifferenza.

G. Antonio Rozzini

In seguito io ho preparato un progetto che, eventualmente, sarebbe stato utile per qualche incontro particolare, ancora da farsi.

Progetto:Enea (Att 9:33)

Motivazione:
I portatori di Handicap, e le loro mamme, vivono male e soli, con sofferenze fisiche, psichiche, sociali e anche economiche. E’ necessario solidarietà, ma anche aiuto concreto perché ritrovino una vita decorosa, soprattutto è indispensabile la grazia di Dio per riottenere la dignità di essere umano.
Target:
1. Disabili credenti o figli di credenti, loro parenti e chiunque sia coinvolto.
2. Giovani.
Obiettivi:
1. Ottimizzazione dell’impiego delle risorse.
2. Recupero della qualità e delle capacità.
3. Competizione quale strumento per migliorarsi
4. Riconoscimento adeguato dei risultati.
5. Promozione e sostegno dei processi innovativi.
6. Miglioramento dell’autostima.
Finalità:
1. Promuovere o rafforzare l’integrazione e la socializzazione con il senso di collaborazione;
2. Educare alla comunicazione, alla relazione, al controllo di sé;
3. Abituare alla progettazione e all’organizzazione con:
a. consigli spirituali
b. informazioni legali e sanitari
Stile:
1. Chiarezza, trasparenza, delicatezza, serietà.
2. Allegria, gioia di vivere e di essere figli di Dio.
Attività:

a. Ludiche e sportive per i ragazzi con disagi psicofisici.
b. Formazione e informazione per giovani e adulti/genitori con necessità di aiuto.

Pastore Enzo Tambone e Miriam Fasciano

 

nell’anno 2015 presso il campeggio Villa Resegone sita nella valle Imagna Stanza Enea ha ricominciato a rinascere  “a breve seguirà la seconda parte dell’articolo da parte del pastore Antonio Rozzini

 

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